“Hidden Valley Road” una famiglia per parlare di prevenzione psichiatrica

la storia
“Hidden Valley Road” ed. Feltrinelli

Questo libro parla della storia della famiglia Galvin: Don e Mimi sono genitori di 12 figli (10 maschi e 2 femmine) vissuti dagli anni ’40 ad oggi in USA. Appena ho iniziato a leggere “Hidden Valley Road” ho pensato che è un libro perfetto per parlare di prevenzione psichiatrica.

La famiglia Galvin non è ritenuta speciale solo per i 12 figli, ma per il fatto che di questi 12 figli, a 6 è stata diagnostica la schizofrenia, o in tempi successivi un altro disturbo mentale (psicosi, disturbi schizoaffettivo). La famiglia Galvin è stata una delle famiglie grazie alla quale la Dottoressa Lynn Delisi e il Dottor Robert Freedman, hanno potuto studiare le basi genetiche della schizofrenia (qui trovate un nuovo studio italiano che si basa su questi studi https://www.jpsychopathol.it/wp-content/uploads/2015/08/Olgiati1.pdf ).

Il libro sembra in parte romanzo e in parte diario di cronaca, alterna la storia della famiglia Galvin, con le ricerche scientifiche attive in America e nel mondo, sulla schizofrenia. Ma ci sono alcuni temi che penso siano affrontati in modo davvero esaustivo nel libro e che aprono alcune considerazioni e domande anche a noi oggi.


Tratto dal libro

Ma i Galvin non sono mai stati una famiglia come le altre. Negli anni in cui Donald diventava il primo e più evidente caso, altri cinque fratelli stavano silenziosamente crollando. C’era Peter, il figlio più piccolo e il ribelle di famiglia, ossessivo e violento, che per anni avrebbe rifiutato ogni aiuto. E Matthew, un ceramista di talento che, quando non era convinto di essere Paul McCartney, credeva che il sole lo seguisse ovunque. Poi c’era Joseph, il più mite e riflessivo dei ragazzi malati, che sentiva delle voci da epoche e luoghi diversi, voci per lui reali come la vita stessa. E c’era Jim, il secondogenito anticonformista e acerrimo nemico di Donald, che si sarebbe rivalso sui membri più indifesi della famiglia, soprattutto Mary e Margaret. Infine c’era Brian, il perfetto Brian, la rockstar di famiglia, che teneva nascoste a tutti le sue paure più profonde e che in un imperscrutabile, plateale atto di violenza avrebbe cambiato le loro vite per sempre.

Kolker, Robert. Hidden Valley Road (Italian Edition) (pp.12-13). Feltrinelli Editore.


SALUTE MENTALE è FEMMINISMO

Partiamo dalla questione “Madre“. Sì perchè la madre da sempre svolge il ruolo di capro espiatorio per ogni patologia psichiatrica. In questo caso ci rifacciamo alla teoria, decisamente molto in voga nel ‘900, della madre “schizofrenogena“. Secondo questa teoria ( ma sarebbe meglio dire idea) i figli diventano schizofrenici per colpa della madre che risulta o troppo ansiosa e attaccata ai figli, o troppo distante e anafettiva. Il ruolo sociale di “madre”, diventava per una donna, anche l’accusa senza possibilità di difesa, per ogni disturbo mentale dei propri figli. Essere madre portava già al suo interno il pregiudizio sistemico, secondo cui ogni disturbo, malattia, devianza dalla società o dalla normalità, fosse colpa di un errata, ma mai sostenuta, genitorialità materna.

Foto Della Famiglia Galvin. “Hidden valley road” una famiglia per parlare di prevenzione psichiatrica

Già nel 1940 Fromm-Reichmann aveva lanciato l’allarme contro “la pericolosa influenza della madre tirannica sullo sviluppo dei figli”, definendo simili madri “il principale problema delle famiglie”. Otto anni dopo, lo stesso anno in cui Joanne Greenberg divenne sua paziente, Fromm-Reichmann coniò un termine che sarebbe stato affibbiato alle donne come Mimi Galvin per decenni: quello di madre schizofrenogena. Era “soprattutto” una madre di questo genere, scriveva, la responsabile del “grave snaturamento e senso di rifiuto iniziali” che rendevano un paziente di schizofrenia “terribilmente diffidente e risentito nei confronti delle altre persone”. Fromm-Reichmann non era di certo la prima psicanalista a incolpare la madre di qualcosa.

Kolker, Robert. Hidden Valley Road (Italian Edition) (pp.72-73). Feltrinelli Editore.


Tutta colpa delle madri: medical bias e pregiudizio implicito

La salute mentale è ed è stata fortemente influenzata, da teorie che incolpavano le donne ( sia per la schizofrenia, che per l’autismo e in generale ogni disturbo del neurosviluppo ).

Per decenni il padre non è mai stato considerato un elemento di crescita, capace di influenzare i comportamenti, le emozioni e la salute mentale dei propri figli.

Le prime teorie sulla madre schizofrenogena erano date solo da supposizioni, idee, osservazioni spesso legati a bias (cioè errori cognitivi) per cui vedevano solo ciò che volevano vedere per confermare la propria teoria.

Mimi Galvin: hidden valley road una famiglia per parlare di prevenzione psichiatrica

Nel libro trovate spiegato in modo esplicito come NON VI SIANO STATI studi scientifici per confermare queste teorie. Mimi, la madre dei ragazzi, ad ogni incontro con medici e psichiatri sentiva solo accuse nei suoi confronti: lei era la causa di tutti quei figli schizofrenici.

Questo l’ha portata a non fidarsi dei medici, a nascondere la realtà vissuta dai propri figli e ad affidarsi a sedicenti guaritori, che però non l’avrebbero accusata di essere una pessima madre.

Questo accadeva a metà del secolo scorso ed ha influenzato moltissimo l’idea della malattia mentale : non è prevedibile, è pericolosa, non è curabile ed è tutta colpa delle madri.

Dire che la salute mentale è femminismo, significa comprendere quanto i ruoli sociali, le identità prestabilite dalla società, influenzano il modo in cui vediamo una donna e il ruolo che ricopre. In tutto il libro nessuno chiede in modo esplicito a Mimi se aveva subito traumi (emergono alla fine su richiesta di una figlia), se avesse bisogno di aiuto per gestire quei 12 figli, o semplicemente cosa voleva.

Sicuramente la descrizione che ne emerge sembra avvallare la teoria della madre schizofrenogena: Mimi è sempre rigida, decisa, incapace all’ascolto, pronta a criticare i figli o a snocciolare frasi fatti come insegnamenti personali. Questo non è altro che il risultato ambientale sociale in cui Mimi incarna la donna americana della sua epoca. Mimi si annienta per lasciare al marito il lavoro dei suoi sogni, si azzera per poi addossare ai figli i suoi desideri mai realizzati (musica e balletto) Mimi diventa la donna che tutti si aspettano ma nessuno, si cura della sua salute mentale.

femminismo e prevenzione

Fare prevenzione significa osservare la società e le richieste che una determinata società impone alle donne, significa vedere tutto l’insieme per poter offrire un insieme di proposte utili per sostenere la salute mentale delle donne madri.

Ad esempio: sostegno alla genitorialità, consapevolezza dei propri desideri e delle imposizioni, spazi di sostegno psicologico ed ascolto. Se Mimi avesse potuto avere anche solo una parte di questi servizi, forse avrebbe potuto aiutare meglio se stessa e i suoi figli, forse si sarebbe sentita ascoltata e non colpevole.

prevenzione, adolescenza: fattori di rischio e fattori protettivi

Ognuno di loro fece esperienza della malattia in maniera diversa: Donald, Jim, Brian, Joseph, Matthew e Peter soffrirono ognuno di sintomi differenti, richiesero trattamenti diversi e una varietà di diagnosi mutevoli, e generarono teorie contrastanti sulla natura della schizofrenia.

I 6 fratelli che ricevono e vivono una diagnosi psichiatrica, vedono l’insorgere dei sintomi durante l’adolescenza. Ognuno in modo diverso, ma tutti hanno in comune una forte aggressività: “Poi i giochi cambiavano. Donald colpiva i suoi fratelli sulle braccia, dritto sul muscolo, dove faceva più male. E poi cominciò a organizzare combattimenti. Michael contro Richard, Richard contro Joseph. Diceva a due fratelli di tener fermo un terzo mentre gli tirava delle sventole, poi li obbligava a fare altrettanto, a turno, contro il fratello indifeso e prigioniero. L’ordine, per alcuni dei suoi fratelli più piccoli, era indimenticabile: “Se non lo picchiate, e con forza, i prossimi sarete voi”.

Leggendo le abitudini presenti in questa famiglia, si legge ancora una volta il desiderio di rispettare la convenzione sociale ma non di fermarsi a parlare e ascoltare l’altro. Vengono descritti giochi fisici e violenti, abusi sessuali che i fratelli maggiori compivano sui minori, e questo non a causa della malattia, ma a causa di una assente educazione ( trovate qui un ottimo approfondimento di Annalisa Falcone, pedagogista femminista esperta in questo ambito, https://annalisafalcone.it/2021/04/08/come-insegniamo-involontariamente-la-cultura-dello-stupro-a-bambinə-e-adolescenti/ ).

Dal libro si evince una determinazione biologica alla schizofrenia, ma studi recenti hanno evidenziato quanto la prevenzione sociale, emotiva e culturale, siano fondamentali per migliorare l’eventuale decorso della schizofrenia, e la ricoveri successiva.

le relazioni: fattori di rischio o fattori protettivi?

Una migliore consapevolezza di sé, delle proprie emozioni, la capacità di dire ciò che si pensa e si prova, di affermare la propria volontà in modo positivo, sicuramente avrebbe influito sulle violenze effettuate e subito. Nessun dei ragazzi ne parla se non da adulto, questo perchè sapevano di essere in un contesto sociale e famigliare in cui la loro voce non sarebbe stata ascoltata. Sapevano che sarebbero stati etichettati come “femminucce… lamentosi…vili” sapevano che sarebbero usciti dagli schemi sociali imposti.

Nessun professionista dell’epoca era riuscito a valutare eventuali fattori di rischio e di protezione, non si hanno informazioni sulle loro relazioni all’esterno della famiglia o a scuola, se non legate ai voti presi o all’essere esclusi dopo l’esordio della schizofrenia. O meglio leggiamo dai dati quanto le attività performative, fossero decisamente più importanti di quelle relazionali!

la salute mentale è politica
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I ricchi hanno queste opportunità e i poveri no,” disse Lindsay. “Vedere questo ragazzino cambiare rotta e riuscire a farcela… be’, avrebbe potuto benissimo andare diversamente. Credo sinceramente che se i miei fratelli avessero avuto occasione di fare qualcosa del genere, forse non si sarebbero ammalati così.

Queste sono le parole con cui Lindsay, la piccola Mary, che decide di cambiare il proprio nome da ragazza, per fuggire a ciò che ha vissuto. Parla di suo figlio, che ha fatto seguire sin da bambino per il timore che un gene della schizofrenia, rendesse anche lui, irriconoscibile come i suo fratelli.

Il figlio riesce a imparare a gestire le proprie emozioni, a riconoscerle e a vivere assieme alle sue fragilità…ma, non tutti possono permetterselo. Lindsay, diventa una donna benestante grazie al suo lavoro, questo le permette le migliori cure, ma significa anche che molti altri non potranno avere le stesse cure. Significa che la prevenzione non è per tutti e che quindi la politica deve occuparsene.

conclusioni

Questo articolo è decisamente più lungo degli altri, e se siete arrivati fino a qui meritate una conclusione davvero degna di questo nome. I temi trattati in questo libro sono davvero tantissimi, vanno dall’educazione alla sociologia alla psichiatria, parla di farmacologia, di politica e di religione. È difficile racchiudere tutto in un articolo, ma anche solo iniziare alcune riflessioni su questi punti, collegarle alla nostra realtà italiana del 2022, ci può far capire quanto si è fatto e quanto ancora ci sia da fare, quanto la storia di una famiglia così fuori dagli schemi, sia una corretta metafora per ogni società, piccola o grande che sia.

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