Le immagini creano i miei pensieri: come i corpi delle persone vengono disegnati

“Bodies are cool” di Tyler Feder

I libri per bambini e ragazzi, i cartoni animati televisivi, sono pieni di disegni. A volte sono disegni bellissimi e curati, altre volte invece sono abbozzati e stereotipati. Ma c’è sempre una cosa che manca: la rappresentazione reale dei corpi! Perchè è importante parlarne? Perchè le immagini creano i mie pensieri.

In questo articolo vedremo alcuni stereotipi sul corpo dei bambini e delle bambine, e come questo influisca la mentalizzazione, cioè l’abilità di considerare le intenzioni e gli stati mentali dell’altro e di come i nostri comportamenti influiscano sugli altri.

gli stereotipi sui corpi grassi deə bambinə

Qualche giorno fa ho provato a fare una ricerca su Google digitando solo le parole “bambino grasso” e l’immagine che vedete sotto rappresenta il risultato ottenuto. I bambini grassi sono già stigmatizzati nonostante “grasso” sia solo un termine descrittivo del proprio corpo. Ma anche se leggiamo la definizione del dizionario: “agg. e s. m. [lat. crassus, grassus]. – 1. agg. a. Di persona o animale che, per effetto di una troppo ricca alimentazione, o talora per qualche disfunzione organica, ha il tessuto adiposo abbondante“.

Quindi nella definizione si trova già il motivo che determina la forma del corpo di una persona, di conseguenza questo vale anche per i bambinə e ragazzə. Il termine “grassograssa” porta con se una serie di pregiudizi costruiti su una società che non accetta che ci siano corpi diversi dall’ideale di bellezza proposto (ne avevo parlato anche qui https://www.serenaneri.it/pssst-i-pensieri-segreti-di-viola-e-il-suo-corpo/ ). Quindi secondo la nostra società e le ricerche che vengono fatte maggiormente su Google i bambini e le bambine grasse: mangiano e bevono sempre, non fanno attività fisica, sono lentə e pigrə. Queste stereotipi sono presenti nel modo in cui parliamo, nel modo in cui ci rapportiamo agli altri e anche come i corpi delle persone vengono disegnati.

gli studi scientifici: ovvero non mi sono inventata niente di nuovo
document on top of stationery
Photo by Lukas on Pexels.com

Perchè partire dagli studi scientifici? Perchè ci permettono di capire quanto il fenomeno sia importante, esteso e concreto sulla vita di bambinə e ragazzə.

I bambinə vivono nella società e per questo assorbono anche le categorizzazione che gli adulti propongono, secondo la Teoria Socio-cognitiva di Aboud (1988, 2003) “l’intensità degli stereotipi e degli atteggiamenti negativi dei bambini verso i membri del gruppo socialmente svalutati cambia con l’età, in linea con il loro sviluppo cognitivo“( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5397522/). Questo significa che essere in sovrappeso o obesi nella nostra società è una delle condizioni socialmente più svalutate e stigmatizzate tra i bambini. Questo comporta che i bambini in sovrappeso e obesi abbiano maggiori probabilità di essere svalutati personalmente e socialmente rispetto ai loro coetanei con un corpo conforme. Nello studio del link che trovate sopra, hanno riscontrato che già dai 2 anni i bambini iniziano a creare uno stigma contro il corpo grasso, e che con l’avanzare dell’età, sono cresciuti sempre di più i comportamenti che allontano i bambini normopeso dai bambini grassi. Tra i 5 e gli 8 anni inizia a diminuire la probabilità di associare l’immagine di un corpo grasso alle abilità atletiche, artistiche e sociali.

Questo studi assieme ad altri (Holub, 2008; Kornilaki, 2015) hanno dimostrato come la percezione corretta del proprio corpo da parte dei bambinə grassə aiuterebbe nella socializzazione nel gruppo dei pari. Questo però accade raramente perchè il fenomeno sociale è così forte e radicato, da non permettere un cambiamento reale in questa percezione.

…e arriviamo alla rappresentazione dei corpi…

Come possiamo aumentare la consapevolezza di un corpo grasso senza i pregiudizi che ne derivano? Abbiamo bisogno di cambiare il modo in cui la società e le persone, percepiscono i corpi. Questo può iniziare dalle immagini presenti in libri, giornali, cartoni animati.

Nel libro “Bodies are cool” (disponibile solo in inglese ma traducibilissimo per leggerlo ai bambini) sono presenti corpi diversi: per età, colore, forma, disabilità, occhi, pelle, presenza di peli, smagliature, cicatrici….

Mostrare immagini così ricche della diversità che troviamo nella realtà, permette a tutti di sentirsi rappresentati. Permette di sentirsi capaci, permette di avere la possibilità di dire “questa bambina assomiglia a me!… guarda anche lui ha una cicatrice”.

E anche su questo ci aiuta un articolo scientifico https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/18089260/ che dimostra come l’esposizione maggiore a esempi e modelli in cui la persona grassa è sempre definita come pigra, brutta, incapace, incida sulla percezione e sul giudizio che darò a una persona grassa nella vita reale.

capire cosa c’è nella mente altrui
neon signage
Photo by Ivan Bertolazzi on Pexels.com

Queste rappresentazioni, costanti, continue e sempre uguali, incidono sul tipo di pensiero che abbiamo degli altri, quello di cui parlavo all’inizio: la mentalizzazione. Questa abilità mi permette di comprendere i pensieri e le emozioni dell’altro, ma viene modificata quando i pregiudizi che ho sono così forti, da pensare in modo unico che “quella persona può essere solo in quel modo”… è la base dello stigma. Se fin da piccoli riceviamo un solo modello, una sola possibilità di pensiero, siamo portati a non vedere più l’altro per l’individuo che è, ma solo per ciò che noi, erroneamente, pensiamo possa essere.

quindi: serve prevenzione!
  • Avere la possibilità di avere immagini reali, varie, rappresentative di corpi diversi fra loro, ma uguali a ciò che vedo nel mondo ( case editrici di libri scolastici dico anche a voi!)
  • Spiegare da dove derivano certi stereotipi, perchè siamo portati a pensare che una persona grassa sia pigra o svogliata, aiutare a comprendere la società in cui viviamo
  • Sin da piccoli motivare e incentivare al disegno vero del proprio corpo, non è sempre magro, non ho sempre le gambe lunghe e la vita sottile, e non è detto che quel canone rappresenti sempre la bellezza!
  • Vedere il proprio corpo, toccarlo, ascoltarlo e non solo giudicarlo o confrontarlo
  • iniziare a parlare sul luogo di lavoro, nelle scuole (come vorrei che questo articolo entrasse in tantissime scuole!), con gli amici di queste tematiche e creare informazione

“Bodies are cool” di Tyler Feder

C’era una forma: una fiaba per parlare di salute mentale

C’era una volta, edizioni L’Ippocampo

Tutte le fiabe classiche iniziano con “c’era una volta”, ma qui si parte con “c’era una forma”. Ci insegnano le forme quando siamo bambini, impariamo a misurarle, a riempirle, a scoprire quanto misurano intorno, dentro, quanto misurano da un vertice all’altro..ma non ci insegnano a raccontarle. C’era una forma penso possa essere una fiaba per parlare di salute mentale.

C’era una forma è la storia di un regno, tutta scritta come una splendida filastrocca in stile medioevale, in cui  “tutti erano ben sagomati”. Non c’erano forme senza spigoli e spigoli senza caratteristiche.

Il re angoli retti pensieri ristretti”  è colui che governa il regno guardando tutto con la sua forma, e lo stesso fa con i propri figli, che purtroppo…sono tondi.

Si provò a raddrizzarli ma anche a furia di strizzarli, con stampini e con corsetti, rimanevano imperfetti”, la perfezione era un angolo, acuto o ottuso, ma un angolo! Nessun poteva uscire da queste forme, anche a costo di sacrificarne la vita. 

Inaspettatamente arrivò così una “forma solitaria e del tutto straordinaria”, una fata che cambiava colore e poteva aiutare la regina a concepire un figlio con i vertici, ma anche capace di mostrarle che   “dietro forme lambiccate c’erano qualità spiccate!” per ognuno dei suoi figli.

Ma poi questa figlia così perfettamente triangolare scelse un marito così tondo da riuscire a ballare, il re provò a limarlo, tagliarlo, modellarlo…ma tondo era e tondo tornava fino a quando assieme alla principessa  “per un po’ dimenticarono chi denigrava le loro forme non rientrando nelle norme” .

la rigidità

Quanti spunti ci sono in questo albo, c’è la forma della rigidità. La stessa rigidità che spesso accompagna i nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre percezioni e convinzioni. Quanto sarebbe importante riuscire a smussare queste rigidità e prendere le decisioni per ciò che sono senza per forza doverle incastrare in mezzo a piccoli vertici che ci impediscono di guardare oltre. 

Penso a questo albo proprio per attività di psicoeducazione all’ansia, per spiegare i pensieri rigidi e disfunzionali, per mostrare quanto ci accaniamo a limare tutto… ma non vediamo altri pensieri molto più funzionali per noi.

la forma e il corpo

Il guardare la forma degli altri, il corpo degli altri, la forma dei loro vestiti, dei loro accessori, notare se hanno spigoli o curve. Un albo preziosissimo per riflettere sulle forme, su quanta importanza ne diamo se ci troviamo all’interno di un regno in cui la forma è tutto. La curva vista come semplicemente una forma, un altro tipo di forma ma non un errore; una figura con più linee diverse vista per ciò che è e per ciò che può dare, non come un’imperfezione.

Questo albo potrebbe essere davvero uno spunto perfetto per parlare di società grassofobica, di perfezionismo e di come i nostri pensieri sono influenzati dal luogo e da ciò che viviamo ogni giorno.

normalizzare

Tendiamo sempre a far rientrare tutto in caselle, spigoli, linee, ben definite, a cercare un dentro e un fuori… ma spesso c’è una linea che diventa curva o tratteggiata ma resta sempre se stessa, ciò che è e ciò che potrà diventare.

Penso che questa sia la più bella forma di normalizzazione e la più potente spiegazione di salute mentale che si possa dare.

c’era una forma …

“C’era una forma” è un albo che mi ha subito entusiasmato perchè ne ho visto le sue potenzialità per parlare di salute mentale. Vedo questo albo illustrato fra le mani di adulti, di ragazzi, di bambini, lo vedo nelle mani di professionisti della salute mentale ma anche di persone che vogliono essere accettate per la loro forma e cambiare il regno in cui vivono, non le loro linee.  

Il libro puoi trovarlo qui https://www.ippocampoedizioni.it/libro/9788867226955

Pssst! i pensieri segreti di Viola … e il suo corpo…

un libro come strumento di prevenzione

Quanto sono segreti i pensieri, ma anche quanto sono concreti, reali, quanto ci fanno sentire bene o ci creano dolore e confusione. Proviamo a non sentirli, ma i pensieri segreti fanno parte di noi e ascoltarli aiuta a conoscerci, come accade a Viola in “Psst, i pensieri segreti di Viola” … e il suo corpo.

Psst! I pensieri segreti di Viola, Sinnos editore

Viola è un’adolescente che racconta ciò che pensa, ciò che sente, ciò che le fa paura ma anche ciò che le piace, Viola in questo libro racconta tante cose di sé, ma vorrei soffermarmi su come racconta il suo corpo.

Agli occhi degli adulti spesso il corpo di un adolescente è qualcosa di inatteso, inaspettato, qualcosa che evolve in maniera del tutto inaspettata ma anche spaventosa perchè incerta. Agli occhi di Viola il suo corpo… è esattamente così!

Viola cambia velocemente, si guarda, cerca di immaginarsi, di conoscersi, si ritrova nelle facce buffe e in quelle serie fatte davanti a uno specchio, scopre il suo nuovo compagno di vita, il suo corpo, attraverso lo specchio, attraverso gli altri e attraverso ai suoi pensieri.

“A partire dalla preadolescenza le certezze relative al proprio corpo vengono meno e l’individuo è sollecitato a costruirne di nuove , sulla base sia delle trasformazioni anatomiche e fisiche  sia delle attese sociali rispetto all’identità corporea tipizzata: cogliere il punto di vista altrui su di sé e riflettervi si propone come esigenza attiva, volontaria e fortemente ricercata”

-L’inganno dello specchio, L. Dalla Ragione e S. Mencarelli

Prova diversi vestiti, abbina, cambia, si cambia…forse cambia troppo o forse troppo poco; i pensieri si sovrappongono e cambiano da bellissimi a terribili, cambino in continuazione e spesso fermarli e osservarli diventa difficile. Viola cerca ricordi passati, pensa a colorarli a schematizzarli, cerca di racchiuderli in categorie definite…cerca.

come si forma la nostra immagine corporea
Chiedersi “Chi sono io?” significa conoscersi, costruirsi e costruire una mappa di sé in continuo cambiamento

Quello che mostra Viola è come realmente si forma la nostra immagine corporea, come pensiamo il nostro corpo, come lo vediamo e lo sentiamo. Viola attraverso le immagini sul foglio ci fa vivere il passaggio dai pensieri alla realtà, dall’astratto al concreto, e se questo processo non accade o si interrompe, i pensieri di inadeguatezza possono diventare più grandi di me, possono travolgermi.

Penso a quanto sarebbe utile portare questo libro nelle scuole, parlare già ai preadolescenti, del loro corpo, chiedere di guardare queste immagini così reali, così vivide, così vicine e pensare insieme al loro corpo, dare una voce ad un corpo.

Spesso quando si pensa ai disturbi alimentari si pensa che siano solo legati al cibo, ma la parte preponderante spesso è il pensiero legato al proprio corpo, qui la bravissima collega dott.ssa Francesca Tamponi ne parla in un articolo del suo blog: https://dalunediproject.com/index.php/2020/11/30/perche-la-tua-immagine-corporea-e-cosi-importante/

Il corpo viene considerato come un oggetto, da guardare, da misurare, da vestire, da adattare, da sistemare; un oggetto che deve raggiungere una determinata e predefinita forma. C’è una scena molto realistica nel libro in cui Viola si trova fra le frasi “sei un po’ cicciottella” “viola, mangia sei uno stecchino” e “sei assolutamente normale”, da queste frasi parte la ricerca di se stessa. Attraverso il suo corpo, attraverso la sua storia e attraverso le sue emozioni tenendo un diario colmo di disegni, appunti, materiale incollato… un diario che tiene insieme chi è lei.

perchè parlare di prevenzione?

Parlare di prevenzione significa modificare le parole che usiamo spesso in modo superficiale per fare spazio a relazioni e parole più attente, che vanno verso la persona e che non la ostacolano. Significa accompagnare lo sviluppo emotivo, cognitivo e fisico di una persona cercando di prevenire difficoltà o intercettarle prima che diventino un reale problema per la persona.

Fare prevenzione anche attraverso al disegno significa dare tempo e spazio, spazio inteso proprio come spazio fisico, alla persona di conoscersi, riconoscersi e disegnarsi.

“Il disegno che qui consideriamo nella sua funzione narrativa, è un’opportunità e, dunque, una responsabilità”

Prendere posizione, il corpo sulla pagina”, A. Trabacchini Hamelin

Quindi quando penso a questo libro penso a quante attività di attivazione si possono creare attorno alla storia di Viola che è la storia di tanti ragazze e ragazzi che imparano a conoscere il proprio corpo. Penso a quante attività riabilitative siano basate sul disegno del proprio corpo e quanto ci sia ancora poca consapevolezza e poco realismo nel disegnare il nostro vero corpo. Abbiamo interiorizzato una forma che spesso non ci assomiglia ma che assomiglia a ciò che desideriamo, a ciò che ci viene chiesto.

disegnarsi: prendersi spazio sul foglio

Disegnare il proprio corpo significa prendere e dare spazio a se stessi, significa modellare le proprie idee e poterle dare parole e colori. Scrivere ciò che ci viene detto significa prendere consapevolezza che alcune frasi non andrebbero proprio dette nemmeno con la giustificazione “ma non pensavo di poterti far male!”.

Accompagnare questa consapevolezza alla vista di immagini, alla lettura di parole, aiuta a comprendere che alcuni temi comprendono tutti, che non si è strani e nemmeno soli; questa consapevolezza può prevenire il radicarsi di pensieri estremi come “sono bruttə… sono enorme e non piacerò a nessuno… devo dimagrire per essere accettatə… mi vergogno del mio corpo o di questa parte del mio corpo…”.

Fare prevenzione è possibile nelle scuole, in casa, tramite un link su internet… è possibile in tanti diversi modi occorre però iniziare a farlo.