Imparare a sbagliare: gli errori come modello

Siamo stati cresciuti ed abituati a vivere l’errore come un fallimento, ci hanno insegnato  che sbagliare vuol dire non impegnarci abbastanza e che gli errori il più delle volte, sono solo colpa nostra, non siamo mai riusciti a vedere gli errori come un modello, non abbiamo davvero imparato a sbagliare.

Qualcuno ha provato a spiegarci che a volte si impara proprio dai propri errori.

Abbiamo letto libri, visto film in cui i protagonisti hanno vissuti i propri errori in modo positivo e ne sono risorti, e altri che sono stati schiacciati dai propri errori.

Ma in riabilitazione spesso gli errori sono ciò che ci aiuta fare una diagnosi, ci dicono cosa non funziona come dovrebbe. Alcuni errori derivano da un disturbo  neurobiologico, altri invece da difficoltà che trovano le loro radici in apprendimenti non corretti, e non mi riferisco solo ad apprendimenti a livello scolastico ma anche di tipo relazionale ed emotivo.

In ogni caso l’errore diagnosticato ci dice le difficoltà ma non è sufficiente per capire come e quale passaggio possiamo potenziare o riabilitare per aiutare la persona che ho davanti.

Possiamo creare assieme a loro un modello! Sì come il carta modello che si usa per tagliare i vestiti, un modello che serve come base ma che poi si può modificare a seconda delle necessità!

Cosa possiamo fare per questi bambini e ragazzi, per comprendere realmente il loro errore? Possiamo creare assieme a loro un modello! Sì come il carta modello che si usa per tagliare i vestiti, un modello che serve come base ma che poi si può modificare a seconda delle necessità!


 Ma c’è un altra funzione dell’errore che mi preme, ed è quando l’errore lo compiamo noi adulti ( in famiglia, sul lavoro, con gli amici…) e magari riusciamo anche a spiegare il perchè è stato commesso quell’errore ma spesso il problema è chiedere scusa.

La maggior parte di errori comunicativi deriva proprio dalla difficoltà o dall’incapacità di riuscire a chiedere scusa, dal fatto che abbiamo ancora quel pensiero disfunzionale che ci limita e ci impone di pensare che il nostro errore è un fallimento.

Quando parlo con gli adolescenti del come vivono i propri errori a scuola, ad esempio, il problema maggiore è sempre legato al “cosa penseranno gli altri” ed è lo stesso pensiero che ho avuto io e che ancora ogni tanto giunge alla mia mente quando qualcosa non va come avevo desiderato.

Ecco qual’è la nostra percezione dell’errore, è legata al giudizio che gli altri potrebbero avere su di noi…attenzione: potrebbero! Perché c’è un altro pensiero in agguato in queste situazioni, l’avere la certezza che davvero quell’errore possa cambiare il pensiero che gli altri hanno su di me.

Ma se penso al motivo dell’errore e sono capace di spiegarlo in modo adeguato tutti questi pensieri non hanno più senso e posso dare a quello sbaglio la giusta dimensione: un piccolo passo falso e non un intero cammino sbagliato.

Ecco qual’è la nostra percezione dell’errore, è legata al giudizio che gli altri potrebbero avere su di noi

Cerchiamo sempre di più di non fermarci agli errori come sbagli ma come linee guida per costruire nuovi modelli.

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